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Pedofilia = malattia? |
Parla il dottor Dino Di Basilio, sessuologo
Come giudica la gravità del disturbo?
La pedofilia, inquadrata nel più diffuso manuale psicodiagnostico fra le parafilie ovvero fra i disturbi più profondi della sfera sessuale, si manifesta in percentuale più alta nei maschi. Anche qui occorre fare distinzioni. Ci sono pedofili latenti, che pur essendo attratti dai bambini, non arrivano quasi mai ad adescarli, altri che si limitano a guardare materiale pornografico. Alcuni sono attratti sessualmente soltanto dai bambini (tipi "esclusivi"), altri anche da adulti.
Alcuni prediligono una particolare fascia d'età (secondo alcuni l'età in cui loro stessi possono aver subito violenze), altri i bambini in generale. Alcuni sono pedofili "occasionali" e non tutti arrivano a un atto sessuale completo: alcuni si limitano a guardare, toccare, masturbarsi e/o essere masturbati o a penetrare con un dito. Non tutti i pedofili molestano i bambini con comportamenti sadici e violenti, anche per il timore di essere scoperti.
Alcuni esaltano addirittura il rapporto, sostenendone anche il valore educativo e ricordando la cosiddetta "pedofilia pedagogica", diffusa presso gli antichi Greci, in cui gli allievi intrattenevano rapporti anche sessuali soprattutto con i maestri. Ci sarebbero però diverse distinzioni da fare. Ci limiteremo a dire che i Greci evitavano comunque rapporti con bambini al di sotto dei dodici anni e i rapporti di solito cessavano quando al ragazzo cominciava a crescere la barba.
Qual è il profilo del pedofilo?
La figura del pedofilo è molto complessa. Ancor più di altre forme di parafilie, categoria della quale fanno parte i disturbi della condotta sessuale. Molto spesso a questa "perversione" si associano altri tipi di parafilie, come voyerismo, esibizionismo, ecc.
Quasi sempre pensiamo a un signore di una certa età, brizzolato o addirittura anziano, che nella quotidianità appare ai più come una persona dal comportamento irreprensibile. La figura del pedofilo è in realtà molto più varia e sfaccettata. È vero che spesso si tratta di una persona che si rifugia dietro un'immagine di normalità e insospettabilità: ma non è necessariamente un uomo maturo o anziano, visto che il disturbo si manifesta di solito dai sedici anni in avanti e può coprire quindi tutte le età che consideriamo "responsabili".
Spesso si annida nelle pieghe stesse della vita familiare: è il padre che sceglie la figlia come sostituto della moglie, situazioni peraltro non infrequenti e spesso non denunciate, per sensi di colpa, vergogna, paura della disgregazione familiare. Le denunce riguardano più spesso (70% dei casi) padri e patrigni ma ci sono anche altre figure familiari, come lo zio, il cugino, fratelli o sorelle maggiori e, più raramente, anche la madre.
Perché ha un impatto psicologico così forte sull'opinione pubblica?
È una parola tristemente famosa, che suscita subito paura ed apprensione, soprattutto nei genitori: e pensare che la parola, in sé, non si direbbe così brutta: vuol dire infatti "amore per i bambini". E chi non ama i bambini? Se per amore intendiamo la tenerezza, il bisogno di protezione, di dare e ricevere dal bambino quello che il bambino ci può dare. E se parlate con un pedofilo, cosa oltretutto rara anche per noi psicoterapeuti, e vedremo perché, vi dirà che anche lui ama i bambini, anzi molto più della gente comune. ("Guardate, ad esempio, quel bambino là: guardate com'è solo e bisognoso di affetto!").
Bisogna riconoscere che in questo i pedofili hanno spiccata sensibilità e spirito di osservazione. Sanno riconoscere un bambino più sensibile ai contatti umani, all'affetto, ai premi. È tra questi che cade la scelta, perché più facilmente avvicinabili, circuibili, legabili a sé in un rapporto fra un adulto che usa strategie e un bambino che vede il mondo in maniera innocente e senza particolari protezioni da adottare. Sta forse in questo tutto il male della perversione: nell'usare e nel manipolare un oggetto d'amore cui manca la parità, la "pari opportunità".
Perché il pedofilo non cerca rapporti paritetici?
Una sessualità non perturbata ricerca soprattutto rapporti di tipo paritetico. In un rapporto con l'altro mettiamo in atto tutte le nostre capacità relazionali, la nostra identità, fatta di una storia personale che non dovrebbe aver subito inceppi e traumi che possono alterare la capacità di rapportarsi in maniera adulta con l'altro. Diversi studi e ricerche sostengono l'ipotesi secondo cui i pedofili sono stati loro stessi vittime, nell'infanzia, di abusi sessuali. Sappiamo che non è sempre così, ma si tratta sicuramente di persone che, insicure in un rapporto paritetico, in cui ci si confronta, si scambia, si dona, preferiscono invece un rapporto in cui si domina, si possiede totalmente l'oggetto d'amore: fino al punto di poterlo seviziare o addirittura uccidere.
In questi casi appare ovvio che il pedofilo teme in qualche modo i rapporti interpersonali normali nella sfera sessuale. Solo un rapporto adulto-bambino è capace di suscitare attrazione, eccitazione ed emozione. Col bambino il pedofilo non corre il rischio di subire rifiuti o umiliazioni. È lui il regista: tant'è vero che spesso gli incontri vengono videoregistrati, anche per poterne fruire di nuovo o mettere il video a disposizione di altri: quando non addirittura per scambiarlo e commerciarlo, creando così reti commerciali che, avvantaggiati anche da internet, valicano frontiere e continenti.
Quali sono le diverse tipologie del pedofilo?
Ci sono pedofili che preferiscono bambini di sesso maschile, altri femminile, altri si accontentano di entrambi i sessi, senza grosse distinzioni.
Quali mezzi abbiamo a disposizione per combattere e prevenire la pedofilia?
Non sono purtroppo molti. Negli ultimi anni, come sappiamo, la pedofilia si è spesso nutrita e alimentata attraverso la rete, creando legami e connessioni fra pedofili di tutto il mondo, che hanno potuto così allearsi, identificarsi, esprimersi e... commerciare. Sono state prese in considerazione anche cure farmacologiche che, sebbene possano essere un supporto, non sembra abbiano dato grossi risultati: si è persino arrivati a parlare di "castrazione chimica", il che dimostra che il dibattito è ancora in atto e le problematiche legate al disturbo sono tutt'altro che risolte.
Daniele Passanante
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