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Faby
28/01/2012 13:48
Buon week end anche ate Delfi Smile

DELFINO
28/01/2012 11:03
buon sabato e buon weekend a tutti... E un bacio alle ragazze Bacio

Faby
27/01/2012 18:21
Ciao Angarat

angarat
27/01/2012 14:38
ciao belli e brutti Bacio ao! ciaooooo! Biggrin

Faby
26/01/2012 13:52
Ciao Delfi, sono di corsa.. a presto

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Orizzonti: Bambini soldato, il dramma del Congo
Pubblicato da :Faby | 1514 letture | Stampa

Negli scontri in Kivu utilizzati minori, già dai 4 anni di età. Nel mondo circa 300 mila i piccoli coinvolti in 30 conflitti. Denuncia dal convegno della Caritas, che prosegue con il progetto di recupero di Marta Rovagna

«Quello che si prova all'inizio è un senso di vuoto. Poi c'è l'abitudine. Solo dopo crolla addosso tutto il peso di quello che hai vissuto e hai fatto». Ricordi di un ex soldato bambino. E ancora: «Ero la donna di uno dei capi, ero la sua schiava: dovevo tenere tutto in ordine e pulito e preparargli da mangiare, la notte dovevo essere la sua schiava sessuale e soddisfare tutte le sue voglie. Poi quando lui è morto gli altri soldati hanno abusato di me, continuamente. Avevo solo voglia di suicidarmi». La vita di una bambina rapita da militari.

Sono queste le testimonianze raccolte dalla Caritas nel Kivu, regione orientale del Congo, e presentate sabato mattina durante il convegno Lasciateci in pace! Siamo solo bambini!. Seduti nel ricco parterre di invitati fra gli altri Jean Leonard Touadi, esperto di geopolitica africana e congolese del Brazaville, Giuseppe Carrisi, giornalista della Rai che ha presentato un reportage sui soldati bambini, Juvenal Munubo Mubi, responsabile del programma di disarmo e reinserimento dei minori militarizzati della Caritas di Goma e Oliviero Bettinelli, responsabile del Settore educazione alla Pace e alla Mondialità della Caritas diocesana di Roma.

Impressionanti le cifre dei bambini utilizzati nei conflitti in tutto il mondo: sono circa 300 mila i minori coinvolti in 30 conflitti nei 5 continenti, i morti sono milioni, i feriti molti di più. In Africa l'uso di bambini, dai quattro anni in su, è praticato in Sudan, Sierra Leone, Congo e Uganda. Con delle particolarità in ciascun paese: se in Sierra Leone il fenomeno, dopo dieci anni di conflitto, si è arrestato, in Congo e soprattutto in Uganda arruolare bambini è pratica comune sia per i ribelli che per l'esercito regolare. Ai bambini ugandesi, poi, spetta la pratica di iniziazione alla guerra più difficile da digerire: il primo attacco è al proprio villaggio dove, per dimostrare di aver tagliato i ponti con la propria famiglia (e costretti a farlo per non essere uccisi a loro volta) devono assassinare i propri genitori o i propri fratelli. Nel Congo, interessato nelle ultime settimane da una recrudescenza della guerra civile che insanguina ormai la zona del Kivu 'un tempo perla e polo turistico dell'ex Zaire, per via del bellissimo lago e della natura incontaminata' da undici anni, i bambini soldato hanno una possibilità di uscire dall'orrore attraverso i programmi di Disarmo, Smilitarizzazione e Reintegrazione (Ddr) avviati dalla Caritas.

Si calcola che nel mondo circa 50 mila bambini abbiano partecipato a questo tipo di progetto e in Congo sono stati circa 2.400 i minori strappati dalle truppe militari o paramilitari; pochissime invece le bambine, solo 35. Il motivo è semplice: le femminucce servono per tenere il campo pulito, le divise in ordine, preparare da mangiare e , purtroppo, soddisfare gli istinti sessuali dei soldati.

I centri di transito e orientamento (Cto) Caritas, che accolgono per tre mesi i piccoli soldati, cercando di riportarli a vivere con una mentalità da civili, sono quattro (Mweso, Masisi, Nyanzale e Kanyabayonga) aperti tra il 2004 e il 2007, ma oggi, a causa della situazione molto difficile, ne è rimasto aperto solo uno, i bambini accolti negli altri sono stati accolti al centro Don Bosco dei Salesiani a Goma, per essere avviati a mestieri artigianali e di falegnameria.

Ma in cosa consiste concretamente il programma di reinserimento? Il primo scalino è quello della sensibilizzazione. «Con la diffusione del nostro programma presso tutte le truppe, dell'esercito regolare e non spiega Munumbo Mubi molti comandanti hanno deciso di cedere dei bambini». Il secondo è quello della vera e propria smobilitazione, a cui lavora un'équipe di 9 persone 4 assistenti sociali, 3 cuochi e 2 guardiani che si occupano di valutare i traumi subiti dai bambini attraverso dei colloqui con loro, li introducono alla scolarizzazione e al recupero del gioco, completamente perso durante gli anni della vita da soldato. Li nutrono, li vestono, li curano e cercano di dargli una situazione di vita normale. La terza fase è il reinserimento: tornare sui banchi di scuola o avviarsi a un lavoro è la scelta a loro disposizione. «Abbiamo incontrato bambini costretti a fare il soldato a 7 anni racconta Bettinelli; li abbiamo visti sbucare dalla foresta e avvicinarsi al piccolo aereo che porta medicinali e viveri schiacciati in zaini più grandi di loro e da un silenzio irreale per un bambino. È per loro che lavoriamo, in modo che possano recuperare i sogni che hanno perso e che gli sono stati strappati così brutalmente».

Ma di chi è la responsabilità di questo orrore? Secondo i bilanci del Pil nostrano le armi figurano nella hit parade delle prime forme di reddito: l'Italia è il secondo produttore mondiale di armi leggere (proprio quelle che vengono usate in questo tipo di guerriglie) e la quarta esportatrice. «Questi morti conclude Touadi parlano dei nostri stili di vita e delle nostre esigenze: il dramma del Congo è lo specchio delle contraddizioni della nostra globalizzazione».

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