A distanza di tanti anni siamo qui per ricordare quella tragedia e trarne ancora una volta insegnamento, non tanto per noi, ormai anziani, ma soprattutto per i giovani, per le nuove generazioni che troppo spesso non conoscono perché nessuno glielo ha insegnato, quanti sacrifici è costata la conquista della libertà e delle istituzioni democratiche e insegnare ai giovani che la ignorano, una pagina gloriosa della nostra storia, scritta con il sangue di soldati al servizio dell’Italia.
Quello della Divisione Acqui è uno dei primi episodi di resistenza organizzata e uno dei pochi che ha visto protagonista una grande unità delle Forze Armate italiane contro l’esercito nazista, all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, mai un così elevato numero di uomini, alcuni dei quali - voglio sottolinearlo - giovanissimi, scelsero in piena coscienza la via dei supremo sacrificio.
Undicimilacinquecento soldati insieme con i loro ufficiali decisero liberamente di affrontare un combattimento impari, contro un nemico feroce, preponderante per uomini e mezzi.
Fra il 13 e il 28 settembre 1943 si compie l’eccidio dell’intera divisione che presidia le isole di Cefalonia e Corfù, di alto valore strategico a causa della loro posizione geografica, con appassionate rievocazioni lo hanno ricordato in questi lunghi anni i superstiti di quella tragedia
L’8 settembre 35 divisioni italiane si trovano fuori dei territorio nazionale, impegnate nell’occupazione dei Balcani e delle isole dello Jonio, lasciati all’oscuro dell’evolversi della situazione, i comandanti apprendono dell’armistizio ascoltando la radio.
Inquadrata nell’Undicesima Armata operante in Grecia, la Divisione Acqui è agli ordini dei generale Antonio Gandin, insignito dell’Ordine Militare di Savoia, ben conosciuto dai tedeschi che lo avevano a loro volta decorato e indicato come possibile comandante delle forze dell’Asse nei Balcani. Nessuna comunicazione gli giunge da Roma.
Gandin riceve un radiogramma dei generale Carlo Vecchiarelli, comandante dell’Undicesima Armata con l’ordine di non assumere iniziative contro i tedeschi, ma di reagire a eventuali aggressioni, in linea con le direttive emanate dal governo Badoglio, di per sé alquanto nebulose.
Il primo fondamento della sicurezza non e' la tecnologia, ma l'attitudine mentale.
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