Cosa racconta la storia ufficiale sui fatti avvenuti a Cefalonia in quel drammatico mese di settembre del 1943?
Il sito dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) riporta, accanto alla dizione “L’eccidio di Cefalonia”, la seguente definizione condita da statistiche: «A Cefalonia, in Grecia, si compì dopo l’8 settembre 1943 uno dei più terribili eccidi di tutta la guerra». Così un testimone oculare - Marco Pazzini, presidente della sezione milanese dell’Associazione Nazionale Famiglie Reduci e Caduti della Divisione Acqui - ricostruisce quelle terribili giornate, segnate dalla indomita resistenza della divisione Acqui ai tedeschi e dalla sanguinosa reazione dell’esercito di Hitler, che non cessò le fucilazioni di massa neppure dopo la resa incondizionata. «A Cefalonia furono sterminati in pochi giorni 9.500 soldati italiani su 11.500, e 390 ufficiali su 525». Numeri che divergono nettamente da quelli snocciolati da Filippini.
Netta anche la divergenza relativamente alla scelta dei soldati italiani di combattere il “nuovo nemico”. Lo stesso sito riporta: «La giornata del 12 settembre si profilava molto burrascosa e densa di eventi. Fin dalle prime ore venne notato un intenso via vai di aerei che paracadutavano rifornimenti ai tedeschi. Vennero pure segnalati sbarchi di uomini e mezzi nelle baie rimaste isolate per la partenza dei mezzi navali che avevano ricevuto ordine di partire per nuove basi. Il giorno 14 settembre alle 2 antimeridiane, il generale comandante mediante fonogramma urgente pregava i comandanti di reparto di invitare le truppe a esprimere il proprio parere sui seguenti tre punti prima di prendere di fronte a Dio e agli uomini la suprema decisione: 1. contro i tedeschi. 2. insieme ai tedeschi. 3. cessione delle armi. All’alba ogni comandante raduna i suoi uomini e commenta con serenità obiettiva la drammaticità della situazione. Alle prime ore del giorno 14 il comando divisione raccoglie l’esito del plebiscito. La risposta che prorompe unanime, concorde, è una sola: il primo punto ha riscosso il cento per cento delle adesioni: “Guerra al tedesco”».
Da quanto sopra appare evidente la chiave di lettura opposta che viene data alla vicenda: sia dal punto di vista numerico delle vittime, direttamente proporzionale all’immagine “patriottica” che esce dal dramma di Cefalonia, che tale in ogni caso rimane a prescindere dalle ingenti proporzioni che lo caratterizzarono.
Di MASSIMILIANO BORDIGNON
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