Cronologia dell'eccidio di Cefalonia e Corfù
Scritto da Alex il 05/04/2008 18:25:42
Dopo l'entrata in guerra dell'Italia nel 1940 a fianco della Germania, Mussolini optò per l'espansione della"Gloriosa Nazione Italica" nella penisola balcanica, la sua idea era quella di conquistare la Grecia soprattutto per assicurarsi il dominio, economico e strategico, del Mediterraneo e affrontare così il nemico britannico ad armi pari.

La spedizione in Grecia però, non andò come previsto, l'esercito greco, più abile e preparato nelle azioni di guerriglia di montagna, ebbe più volte la meglio fino a quando le truppe tedesche non vennero in soccorso dell'esercito italiano, costringendo così alla resa i greci comandati dal generale Papagos.

Strategicamente molto importanti erano le isole di Corfù, Zante e Cefalonia perché presidiavano l'accesso a Patrasso e al Golfo di Corinto, qui alcune divisioni dei due eserciti furono stanziate e quella tristemente più famosa divenne la Divisione Acqui, operativa a Cefalonia, e comandata dal generale Antonio Gandin. Inoltre qui furono dislocate delle batterie di artiglieria in funzione antinave, preda bellica tedesca di provenienza francese e belga, ma affidate a personale italiano, infine, i tedeschi dispiegarono un loro presidio composto dal 966° Reggimento Granatieri da fortezza, al comando dell'Oberstleutnant (tenente-colonnello) Hans Barge e dalla 2° batteria del 201° Gruppo Semoventi d'assalto, composta da 8 StuG III da 75 mm, più uno StuHb42 da 105 mm, questi ultimi, nel pieno centro di Argostoli, il capoluogo dell'isola.

In effetti, la Acqui era composta da personale inesperto (317° reggimento) o che non combatteva da due anni, ed i tedeschi, circa 1800 uomini, da criminali comuni ai quali era stato offerto l'arruolamento come alternativa al carcere, inoltre i pezzi di artiglieria italiani, tranne quelli di preda bellica e i 75/27 contraerei, erano quasi tutti risalenti ai primi anni del secolo.

Nei primi mesi del 1943 la convivenza tra italiani e tedeschi nell'isola fu buona, le cose cambiarono l'8 settembre di quello stesso anno quando venne reso noto che il governo italiano con a capo il maresciallo Badoglio, subentrato a Mussolini, firmò l'armistizio con Britannici, Sovietici e Statunitensi. Le prime reazioni da parte della Divisione Acqui furono di grande stupore ma anche di gioia, consapevole del fatto che la guerra stesse per finire; gioia che però si trasmutò in angoscia quando, tra la notte dell'8 e dell'9 settembre un radiogramma del gen. Carlo Vecchiarelli (comandante generale delle truppe in territorio greco) affermava che i rapporti tra tedeschi e italiani dal quel momento cessavano di essere di alleanza e che l'ex-alleato era ora da considerarsi come nemico.

9 settembre: la situazione a questo punto cominciava a farsi drammatica,un secondo radiogramma, sempre di Vecchiarelli che sollecitava l'esercito a cedere le armi ai Tedeschi e a lasciare gli avamposti presidiati, giungeva alle truppe italiane, il gen. Gandin si trovava in una situazione ambigua: com'era possibile lasciare le armi a coloro che erano ora considerati i nemici andando così contro le decisioni del governo? Decise di temporeggiare e per prima cosa ritirò le truppe che presidiavano gli avamposti nel nord dell'isola. Inoltre i MAS presenti sull'isola partirono per Malta in osservanza alle clausole armistiziali.

10 settembre: i tedeschi presentarono l'ultimatum alle truppe italiane, imponendo loro la consegna delle armi nella piazza centrale di Argostoli davanti all'intera popolazione,cosa che significava una totale umiliazione.Inutile dire che la Divisione Acqui, venuta a conoscenza delle condizioni di resa, si rifiutò categoricamente di accettare l'ultimatum.


L'ordine inviato da Brindisi a Gandin il 11 settembre 1943

11 settembre: i tedeschi chiamarono a rapporto il gen. Gandin per esporgli le nuove condizioni e per chiarire quale fosse l'atteggiamento degli Italiani, Gandin si trovava così a decidere tra stare con i tedeschi, stare contro i tedeschi, consegnare le armi. La sera convocò un consiglio tra i soldati della Divisione prima di dare la risposta definitiva ai tedeschi, nel frattempo, i tedeschi disarmavano e prendevano prigioniero il personale delle batterie costiere di Lixuri, nella penisola di Paliki, che controllavano dal nord la baia di Argostoli.

14 settembre: il gen. Gandin invitò tutti i soldati della divisione ad esprimere il loro parere sulle 3 possibilità che l'esercito aveva, la risposta fu unanime e quasi plebiscitaria: 'Guerra al Tedesco!' Contemporaneamente giungeva da Roma un radiogramma che invitava a prendere le armi contro i nemici. La divisione aveva ora anche il totale appoggio da parte del governo e alle ore 12 il generale consegnò al comando tedesco la risposta definitiva: cominciò così l'inferno di Cefalonia.


il radiomessaggio del luogotenente Thuns, del 14 settembre

15 settembre: i tedeschi, numericamente inferiori, fecero subito pervenire sull'isola nuovi battaglioni, appartenenti a due divisioni, la GebirgsDivision (divisione da montagna) Edelweiss e la 104a Divisione Jaeger (Cacciatori), coadiuvati dalla presenza dell'aviazione tedesca alla quale gli italiani potevano opporre solo il fuoco di alcune mitragliere contraeree da 20 mm e il tiro contraereo dell'unico gruppo da 75/27 e di pezzi di artiglieria da campagna. La battaglia si protrasse aspra e sanguinosa fino al 22 settembre sotto il fuoco ininterrotto degli Stuka e dei bombardamenti tedeschi che decimarono la divisione.

Purtroppo, la precedente decisione di abbandonare le alture al centro dell'isola assunta da Gandin come segno pacificatore verso i tedeschi si trasformò in un cruciale svantaggio tattico, in quanto da quelle alture, si sarebbero potuti battere i punti di sbarco ostacolando pesantemente i rinforzi tedeschi.


Il radiomessaggio di Barge del 15 settembre

22 settembre: il generale Gandin decise di convocare un nuovo Consiglio di Guerra nel quale si decise di arrendersi ai tedeschi, la tovaglia bianca, sulla quale i comandanti mangiavano tutte le sere, era stata issata sul balcone della casa che era sede del comando tattico in segno di resa. I soldati italiani che in precedenza erano stati catturati e fatti prigionieri, vennero fucilati per ordine dello stesso Hitler in persona, il quale considerava gli italiani come traditori.

I rastrellamenti e le fucilazioni andarono avanti per tutto il giorno seguente causando la morte di 4500 soldati e 155 ufficiali, il bilancio però era destinato a salire. Infatti, tra il 23 e il 28 settembre i tedeschi continuarono nella loro opera di 'pulizia' uccidendo più di 5.000 soldati e 129 ufficiali tra i quali anche il gen. Gandin. Compiuto l'orrendo crimine bisognava far scomparire le tracce, ad eccezione di alcune salme lasciate insepolte o gettate in cisterne, la maggior parte furono bruciate, e i resti gettati in mare. Dei 163 superstiti alcuni furono deportati in Germania o in Russia, da dove molti non fecero più ritorno.

Il Ministero della Difesa non ha mai rilasciato, salvo errori, alcuna stima dei caduti, lo storico Rochat, secondo quanto riportato anche nel sito dell'ISRAL riportato tra i collegamenti esterni, stima in 6.500 la cifra complessiva, di cui soltanto 1.300 morti in combattimento, mentre Caruso sommando anche i morti negli affondamenti delle navi arriva ad oltre 9.400. Studi sono stati fatti anche dai tedeschi Christoph Schminck-Gustavus, dal 1974 docente di storia del diritto presso l'università di Brema e da Gerhard Schreiber, in particolare sulle perdite umane avvenute nell'affondamento delle navi cariche di prigionieri.

A ricordo della Divisione Acqui è stato eretto un monumento a Verona e il 21 settembre di ogni anno viene commemorato l'eccidio alla presenza di autorità civili e militari. Il 1° marzo 2001 il Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi ha visitato Cefalonia pronunciando un discorso sottolineando come 'la loro scelta consapevole fu il primo atto della Resistenza, di un'Italia libera dal fascismo'.