La Germania riapre il caso Cefalonia e Corfù
Scritto da Alex il 05/04/2008 18:34:02
Gli eccidi tedeschi che provocarono decine di migliaia di vittime italiane tra civili e militari andarono perfino oltre le direttive del Führer, le quali però rappresentavano nei fatti un'autorizzazione e una sollecitazione a compiere ogni atto di cieca violenza, in questo ambito si inserisce la tragedia di Cefalonia e Corfù.
Circa novemila morti, centinaia di fucilazioni e dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 i 525 ufficiali e gli 11.550 soldati della Divisione Acqui devono decidere: arrendersi o resistere.
Il 13 settembre i tedeschi impongono un ultimatum.
Gli italiani di fatto decidono di resistere ad oltranza, dal 15 al 22 settembre si svolge una cruenta battaglia durante la quale 65 ufficiali e 1.250 tra sottufficiali e soldati italiani cadono nei combattimenti, il 24 settembre il generale Antonio Gandin, comandante della Divisione Acqui, viene fucilato con 360 ufficiali e 600 soldati.
I prigionieri massacrati saranno in tutto 5.190 ai quali vanno sommati i circa 3.000 militari morti nelle navi fatte saltare sulle mine poste a sbarramento del porto di Argostoli.
Questi sono i tratti essenziali dell'immane tragedia della Divisione Acqui che come molti altri eccidi, perpetrati dai tedeschi, non hanno trovato i responsabili e che solo in questi ultimi anni sono stati portati alla conoscenza dell'opinione pubblica.
La Germania riapre il caso Cefalonia e Corfù
Il 10 agosto 2004 è stato interrogato a Dillingen, in Svevia, dove vive dal dopoguerra, l'ex sottotenente Otmar Mühlhauser del 98° Reggimento dei 'cacciatori alpini', i Gebiergsjäger, sull'eccidio di Cefalonia.
Il sottotenente Mühlhauser, nato a Burgheim nel 1920, è indagato dalla magistratura tedesca per crimini di guerra.
Il 24 settembre del 1943, fu prorio lui, a impartire l'ordine di far fuoco contro il generale Antonio Gandin: Sì, sono stato io a fucilare il generale Gandin, comandavo io il plotone di esecuzione.
L'ordine di fucilare gli italiani a Cefalonia arrivò direttamente da Hitler. L'anziano ex ufficiale si è così difeso nella sue dichiarazioni alla stampa: 'Che senso ha prendersela con me dopo tutto questo tempo? Qui in Germania non se ne parla più della guerra, è una vecchia storia, dimenticata'.
Mühlhauser, che non si sente responsabile di quell'esecuzione, ha inoltre detto 'Ho solo eseguito un ordine diretto di Hitler, passato da Lanz e da Klebe, e arrivato a me, l'ultima ruota del carro'.
Già nel giugno del 1967 si svolse un'inchiesta da parte della magistratura tedesca durante la quale il procuratore della repubblica Obluda lo interrogò come testimone.
Nessuno ha mai saputo con esattezza il perchè dell'archiviazione di quell'inchiesta che fu quasi contestuale all'insabbiamento che avvenne in Italia in una analoga indagine.
Fu Sandro Pertini, nel 1980, il primo a denunciare la 'congiura del silenzio' su Cefalonia. 'Questo olocausto -disse Pertini - è stato dimenticato per omertà tedesca ed ignoranza italiana'. Il procuratore di stato di Dortmund Ulrich Maass ha ora riaperto il caso.
Ha rintracciato oltre a Mühlhauser il suo parigrado Anton Wimmer, nato a Rosenheim nel 1919, e il feldwebel (sergente maggiore) Johann Dehm che comandò il plotone che fucilò 120 ufficiali dell'Acqui.
Dal punto di vista giuridico, non sarà facile la configurazione del reato, infatti il militare che esegue ordini superiori non è 'punibile', ma - ai sensi del quarantesettesimo paragrafo del codice militare tedesco - 'al soldato che ubbidisce spetta comunque una pena quando risulti chiaro che quell'ordine è un crimine o un'infrazione militare'.
Il procuratore Maass sembra deciso questa volta a portare a termine l'indagine, nel marzo di quest'anno aveva spedito a tutte le procure militari italiane una rogatoria
chiedendo di rintracciare e interrogare i superstiti della strage
ex militari della Divisione Acqui, da inserire nell'inchiesta come 'testimoni'.
Oggetto del procedimento - ha scritto Maass in Italia - è l'uccisione di ufficiali e soldati italiani disarmati o fatti prigionieri e di civili greci nell'isola di Cefalonia e Corfù da parte di soldati della Wehrmacht tedesca a seguito di un ordine impartito da Hiter stesso.
Le uccisioni dei prigionieri di guerra e anche della popolazione civile delle terre occupate costituiscono crimini di guerra, cioè atti di violenza contro la vita di persone, commessi in violazione delle leggi belliche o dei costumi di guerra.
Anche l'indagine tedesca su Cefalonia si inserisce in un clima generale segnato, in questi ultimi anni, da un forte interesse per il tema delle stragi tedesche in Italia, un interesse che,in questo e in altri casi, è legato al fortuito ritrovamento, avvenuto nel 1994 nella sede della procura generale militare in Roma, di alcune centinaia di
fascicoli riposti nel cosiddetto'armadio della vergogna', un armadio con le ante rivolte contro il muro, appunto con l'intenzione di insabbiare i procedimenti relativi alle stragi.
Per quasi sessantanni anche su questo eccidio il silenzio, sia da parte tedesca che italiana, è stato quasi assoluto. Ancora sono molte le remore a restituire al nostro passato tutto intero il suo spessore e le sue contraddizioni.