

giu 23 2008
Ustica. La procura di Roma riapre le indagini
Pubblicato da :Alex | 362 letture
L'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, lo scorso febbraio, in un'intervista rilasciata ai media, ha affermato che ad abbattere l'aereo Dc9 dell'Itavia con 81 persone a bordo, il 27 giugno 1980, fu un missile sparato da un caccia francese: «Furono i nostri servizi segreti che, quando io ero presidente della Repubblica, informarono l'allora sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non a impatto, ma a risonanza. Se fosse stato a impatto non ci sarebbe nulla dell'aereo».
Secondo quanto dichiarato da Cossiga ai giornalisti, il volo civile partito da Bologna e diretto a Palermo, sarebbe stato abbattuto perché si trovava in prossimità di un aereo su cui volava il presidente libico Muammar Gheddafi, uscito indenne dall'attacco perché informato in precedenza dal Sismi, il servizio segreto militare italiano.
Tale dichiarazione non è passata inosservata ai pubblici ministeri Maria Monteleone e Erminio Amelio che hanno deciso di riaprire l'inchiesta.
In tutti questi anni, la tesi più diffusa ipotizzava un complotto internazionale, organizzato dagli Stati Uniti, per assassinare il leader libico Muammar Gheddafi, ma tutte le indagine si sono chiuse senza arrivare a stabilire le cause della strage. L'unico procedimento giudiziario sul caso, conclusosi con sentenza definitiva il 10 gennaio del 2007, è quello che ha assolto i due generali dell'Aeronautica, Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, accusati di aver compiuto despistaggi sulla indagini perché la verità non venisse alla luce. Nel 2004, erano già stati assolti, in primo grado, altri due imputati, i due ex alti ufficiali Zeno Tascio e Corrado Melillo.
I pm Monteleone e Amelio, che avevano rappresentato l'accusa sia in primo grado che in appello, hanno, in questi giorni, acquisito le dichiarazioni rilasciate da Cossiga alla stampa, hanno poi chiamato a testimoniare lo stesso Cossiga e l'ex ministro dell'Interno Giuliano Amato ed è previsto che verifichino, attraverso una rogatoria con la Francia - volta anche a identificare i responsabili militari transalpini - le dichiarazioni di Cossiga.
Le reazioni
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, commentando la notizia della riapertura del caso, ha dichiarato di sperare che possa essere l'occasione per far finalmente luce sui fatti, ma anche invitato a tenere conto che «i generali dell'Aeronautica Italiana non soltanto sono stati assolti con formula piena dalle accuse loro rivolte, ma che la Cassazione ha deplorato il cumulo di menzogne che li ha resi vittime di una campagna diffamatoria fondata sul nulla» e ha aggiunto: «Visto che poi gli Stati Uniti sono usciti di scena e si ripropone la pista francese, sarà opportuno che vengano riprese anche le conclusioni pressochè unanimi dei periti italiani ed internazionali, che hanno indicato, anche dopo il recupero del relitto, nell'esplosione di una bomba della toelette di bordo il motivo della tragedia. Insomma dopo 28 anni è necessario finirla con i film di fantascienza, dare giustizia a coloro che hanno perso la vita e ai loro familiari, perseguendo i veri colpevoli anche alla luce di quanto ormai è definito in sentenze passate in giudicato».
Quanto al generale dell'Aeronautica Vincenzo Ruggero Manca, ex senatore e vicepresidente della commissione bicamerale d'inchiesta sulle stragi, apprendendo la notizia, pur riconoscendo gli errori della giustizia italiana nell'affrontare il caso, ha espresso la sua perplessità sul fatto che la riapertura dell'inchiesta «sia basata su dichiarazioni di un testimone che non solo non ha avvertito il dovere di informare l'autorità giudiziaria al tempo dei fatti su quanto egli aveva appreso dai servizi segreti, ma ha anche sostenuto la tesi della bomba e non del missile in tempi successivi».
Secondo quanto dichiarato da Cossiga ai giornalisti, il volo civile partito da Bologna e diretto a Palermo, sarebbe stato abbattuto perché si trovava in prossimità di un aereo su cui volava il presidente libico Muammar Gheddafi, uscito indenne dall'attacco perché informato in precedenza dal Sismi, il servizio segreto militare italiano.
Tale dichiarazione non è passata inosservata ai pubblici ministeri Maria Monteleone e Erminio Amelio che hanno deciso di riaprire l'inchiesta.
In tutti questi anni, la tesi più diffusa ipotizzava un complotto internazionale, organizzato dagli Stati Uniti, per assassinare il leader libico Muammar Gheddafi, ma tutte le indagine si sono chiuse senza arrivare a stabilire le cause della strage. L'unico procedimento giudiziario sul caso, conclusosi con sentenza definitiva il 10 gennaio del 2007, è quello che ha assolto i due generali dell'Aeronautica, Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, accusati di aver compiuto despistaggi sulla indagini perché la verità non venisse alla luce. Nel 2004, erano già stati assolti, in primo grado, altri due imputati, i due ex alti ufficiali Zeno Tascio e Corrado Melillo.
I pm Monteleone e Amelio, che avevano rappresentato l'accusa sia in primo grado che in appello, hanno, in questi giorni, acquisito le dichiarazioni rilasciate da Cossiga alla stampa, hanno poi chiamato a testimoniare lo stesso Cossiga e l'ex ministro dell'Interno Giuliano Amato ed è previsto che verifichino, attraverso una rogatoria con la Francia - volta anche a identificare i responsabili militari transalpini - le dichiarazioni di Cossiga.
Le reazioni
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, commentando la notizia della riapertura del caso, ha dichiarato di sperare che possa essere l'occasione per far finalmente luce sui fatti, ma anche invitato a tenere conto che «i generali dell'Aeronautica Italiana non soltanto sono stati assolti con formula piena dalle accuse loro rivolte, ma che la Cassazione ha deplorato il cumulo di menzogne che li ha resi vittime di una campagna diffamatoria fondata sul nulla» e ha aggiunto: «Visto che poi gli Stati Uniti sono usciti di scena e si ripropone la pista francese, sarà opportuno che vengano riprese anche le conclusioni pressochè unanimi dei periti italiani ed internazionali, che hanno indicato, anche dopo il recupero del relitto, nell'esplosione di una bomba della toelette di bordo il motivo della tragedia. Insomma dopo 28 anni è necessario finirla con i film di fantascienza, dare giustizia a coloro che hanno perso la vita e ai loro familiari, perseguendo i veri colpevoli anche alla luce di quanto ormai è definito in sentenze passate in giudicato».
Quanto al generale dell'Aeronautica Vincenzo Ruggero Manca, ex senatore e vicepresidente della commissione bicamerale d'inchiesta sulle stragi, apprendendo la notizia, pur riconoscendo gli errori della giustizia italiana nell'affrontare il caso, ha espresso la sua perplessità sul fatto che la riapertura dell'inchiesta «sia basata su dichiarazioni di un testimone che non solo non ha avvertito il dovere di informare l'autorità giudiziaria al tempo dei fatti su quanto egli aveva appreso dai servizi segreti, ma ha anche sostenuto la tesi della bomba e non del missile in tempi successivi».


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