

gen 24 2010
Girolimoni e il mostro di Roma
Pubblicato da :Alex | 387 letture
Gino Girolimoni
(Roma, 1 ottobre 1889 – Roma, 19 novembre 1961) è stato un fotografo e mediatore italiano. Accusato di gravi delitti, fu additato come mostro dalla stampa. Successivamente scagionato, ne ebbe comunque la vita sconvolta. La sua vicenda rappresenta un caso emblematico degli effetti perversi sulla pubblica opinione di una campagna giornalistica pilotata e aprioristicamente accusatoria.
Nel periodo 1924-28, Roma fu colpita da una serie di rapimenti, stupri ed omicidi di sette piccole bambine. Emma Giacobini, di quattro anni, fu la prima vittima. Rapita mentre giocava in un giardino pubblico il 31 marzo 1924, fu ritrovata il giorno dopo a Monte Mario, con i segni della violenza ma ancora viva. Pochi mesi dopo ebbe un tragico epilogo il rapimento e lo stupro di una seconda bambina.
I giornali si fecero interpreti dell'angoscia popolare sollecitando la cattura dell'efferato criminale. Lo stesso Benito Mussolini, indispettito per gli insuccessi delle indagini e non volendo che il regime fosse ritenuto incapace di assicurare l'ordine, convocò il capo della polizia Arturo Bocchini e lo sollecitò ad assicurare al più presto l'omicida alla giustizia.
I corpi di altre cinque bambine, nel corso degli anni successivi, vennero rinvenuti con gli stessi segni di violenza delle prime vittime.
La polizia arrestò un sacrestano, con fama di pedofilo, e un vetturino, ma ambedue risultarono estranei ai fatti. Il vetturino, sopraffatto dalla vergogna, si uccise avvelenandosi. I sospetti, per una serie di circostanze, tra le quali la testimonianza di un oste e l'abbordaggio di una servetta dodicenne, conversero su un giovane uomo di trentotto anni, scapolo, corteggiatore di signore, proprietario di una Peugeot verde, con la quale amava girare per la città in cerca di avventure: Gino Girolimoni. Le cronache del tempo diedero grande enfasi al fatto che l'uomo possedesse due case, che nella fantasia popolare erano destinate ad abitazione l'una e per nascondere le sue vittime l'altra. Altro elemento di stupore il suo armadio che conteneva ben dodici abiti.
Tra le donne corteggiate dall'uomo, come sarà chiarito più tardi, c'era la signora che aveva al servizio la giovane domestica: Girolimoni l'aveva avvicinata per raggiungere la padrona.
Si scoprì, sempre nel silenzio di stanze chiuse, che il giorno della morte di Armanda, il Girolimoni non era neanche a Roma. Si scoprì ancora che la servetta dodicenne lavorava nella casa di una bella signora e faceva da postina tra lei e Girolimoni, l’innamorato clandestino. L'uomo, per non mettere nei pasticci l’adultera, non si era difeso. Si scoprì quindi che Girolimoni era innocente . Ma tutti tacquero, vista la convenienza di avere un "mostro" a cui addossare la colpa.
Girolimoni venne arrestato il 7 maggio 1927. Mentre cercava, con lunghi appostamenti davanti alla casa, di dare un biglietto alla domestica della signora corteggiata, la ragazza oppose resistenza e, pare, venne strattonata. Tanto bastò per essere arrestato con la terribile accusa. La notizia fu ripresa dai giornali che la pubblicarono con grande rilievo: finalmente era stato catturato il "mostro di Roma". L'Agenzia Stefani, il 9 maggio 1927, scrisse che, dopo "laboriose indagini", erano state raccolte "prove irrefutabili" contro di lui.
Anche il criminologo Samuele Ottolenghi, seguace delle teorie lombrosiane, pretese di ravvisare nei tratti somatici dell'arrestato i segni caratteristici del criminale. Gli indizi a carico dell'accusato non avrebbero potuto essere più irrazionali: secondo alcune testimonianze il violentatore aveva i baffi mentre Girolimoni no. Questo, invece di scagionarlo "inchiodava" l'accusato, come prova della sua capacità di nascondersi e deviare le indagini.
La solerzia e l'onestà professionale del commissario di Pubblica Sicurezza Giuseppe Dosi riuscirono a smontare i fragili indizi. Girolimoni, difeso dall'avvocato Ottavio Libotte, venne definitivamente prosciolto dal giudice istruttore Rosario Marciano, dopo che lo stesso pubblico ministero Mariangeli ne aveva chiesto l'assoluzione "per non aver commesso il fatto".
Il proscioglimento di Girolimoni passò però sotto silenzio: la notizia, per ragioni di convenienza politica, venne relegata dai giornali, con scarsa evidenza, nelle pagine interne: il giornale romano La tribuna ne diede notizia in un trafiletto a pagina quattro. La sua vita, nonostante l'assoluzione, fu irrimediabilmente sconvolta: non ebbe alcun indennizzo per l'ingiusta accusa, il suo nome rimase, per anni, sinonimo di violentatore e pedofilo ed una sua richiesta di modificarlo venne ignorata dalle autorità.
Dopo un po’ Girolimoni fu scarcerato, ma alla chetichella, lo fecero uscire di galera in punta di piedi: fu scaricato e lasciato per strada.
Non riuscendo più a proseguire il suo lavoro, perse ben presto il suo discreto patrimonio. Cercò di sopravvivere riparando biciclette o facendo il ciabattino nei popolari quartieri di San Lorenzo e Testaccio.
Morì, poverissimo, nel 1961. Ai funerali, celebrati il 26 novembre nella chiesa di San Lorenzo fuori le mura, parteciparono solo pochi amici. Tra questi il commissario Dosi. La salma fu tumulata nel cimitero del Verano a spese del Comune
L’assassino vero rimase nell’ombra. Era un pastore protestante, Ralph Lyonel («R.L.») Brydges, pastore nella Holy Trinity Church di via Romagna a Roma. Morì in un manicomio del Sud Africa. Era una delle tre persone che a Roma riceveva il catalogo in lingua inglese di pubblicazioni religiose. Pare si fosse reso colpevole di violenze e assassini di minori in qualsiasi posto del mondo i suoi superiori lo avessero trasferito.
Sulla vicenda, nel 1972, venne realizzato il film di Damiano Damiani: Girolimoni, il mostro di Roma, interpretato da Nino Manfredi.
Ancora oggi a Roma il nome Girolimoni viene usato come sinonimo di pedofilo tale è stato l'impatto sull'immaginario popolare capitolino.
Le sue vicissitudini giudiziarie sono state riportate all'attenzione del pubblico nel marzo 2009 dalla trasmissione televisiva Chi l'ha visto? che gli ha dedicato un ampio servizio in più di una puntata (l'ultima andata in onda il 1º aprile) e dalla deputata Rita Bernardini (Lista Emma Bonino - PD), che ha paragonato la sua vicenda a quella di due cittadini rumeni accusati di aver stuprato una ragazza nel parco della Caffarella a Roma.
Fonti :
Wikipedia
Civesromanussum
Nel periodo 1924-28, Roma fu colpita da una serie di rapimenti, stupri ed omicidi di sette piccole bambine. Emma Giacobini, di quattro anni, fu la prima vittima. Rapita mentre giocava in un giardino pubblico il 31 marzo 1924, fu ritrovata il giorno dopo a Monte Mario, con i segni della violenza ma ancora viva. Pochi mesi dopo ebbe un tragico epilogo il rapimento e lo stupro di una seconda bambina.
I giornali si fecero interpreti dell'angoscia popolare sollecitando la cattura dell'efferato criminale. Lo stesso Benito Mussolini, indispettito per gli insuccessi delle indagini e non volendo che il regime fosse ritenuto incapace di assicurare l'ordine, convocò il capo della polizia Arturo Bocchini e lo sollecitò ad assicurare al più presto l'omicida alla giustizia.
I corpi di altre cinque bambine, nel corso degli anni successivi, vennero rinvenuti con gli stessi segni di violenza delle prime vittime.
La polizia arrestò un sacrestano, con fama di pedofilo, e un vetturino, ma ambedue risultarono estranei ai fatti. Il vetturino, sopraffatto dalla vergogna, si uccise avvelenandosi. I sospetti, per una serie di circostanze, tra le quali la testimonianza di un oste e l'abbordaggio di una servetta dodicenne, conversero su un giovane uomo di trentotto anni, scapolo, corteggiatore di signore, proprietario di una Peugeot verde, con la quale amava girare per la città in cerca di avventure: Gino Girolimoni. Le cronache del tempo diedero grande enfasi al fatto che l'uomo possedesse due case, che nella fantasia popolare erano destinate ad abitazione l'una e per nascondere le sue vittime l'altra. Altro elemento di stupore il suo armadio che conteneva ben dodici abiti.
Tra le donne corteggiate dall'uomo, come sarà chiarito più tardi, c'era la signora che aveva al servizio la giovane domestica: Girolimoni l'aveva avvicinata per raggiungere la padrona.
Si scoprì, sempre nel silenzio di stanze chiuse, che il giorno della morte di Armanda, il Girolimoni non era neanche a Roma. Si scoprì ancora che la servetta dodicenne lavorava nella casa di una bella signora e faceva da postina tra lei e Girolimoni, l’innamorato clandestino. L'uomo, per non mettere nei pasticci l’adultera, non si era difeso. Si scoprì quindi che Girolimoni era innocente . Ma tutti tacquero, vista la convenienza di avere un "mostro" a cui addossare la colpa.
Girolimoni venne arrestato il 7 maggio 1927. Mentre cercava, con lunghi appostamenti davanti alla casa, di dare un biglietto alla domestica della signora corteggiata, la ragazza oppose resistenza e, pare, venne strattonata. Tanto bastò per essere arrestato con la terribile accusa. La notizia fu ripresa dai giornali che la pubblicarono con grande rilievo: finalmente era stato catturato il "mostro di Roma". L'Agenzia Stefani, il 9 maggio 1927, scrisse che, dopo "laboriose indagini", erano state raccolte "prove irrefutabili" contro di lui.
Anche il criminologo Samuele Ottolenghi, seguace delle teorie lombrosiane, pretese di ravvisare nei tratti somatici dell'arrestato i segni caratteristici del criminale. Gli indizi a carico dell'accusato non avrebbero potuto essere più irrazionali: secondo alcune testimonianze il violentatore aveva i baffi mentre Girolimoni no. Questo, invece di scagionarlo "inchiodava" l'accusato, come prova della sua capacità di nascondersi e deviare le indagini.
La solerzia e l'onestà professionale del commissario di Pubblica Sicurezza Giuseppe Dosi riuscirono a smontare i fragili indizi. Girolimoni, difeso dall'avvocato Ottavio Libotte, venne definitivamente prosciolto dal giudice istruttore Rosario Marciano, dopo che lo stesso pubblico ministero Mariangeli ne aveva chiesto l'assoluzione "per non aver commesso il fatto".
Il proscioglimento di Girolimoni passò però sotto silenzio: la notizia, per ragioni di convenienza politica, venne relegata dai giornali, con scarsa evidenza, nelle pagine interne: il giornale romano La tribuna ne diede notizia in un trafiletto a pagina quattro. La sua vita, nonostante l'assoluzione, fu irrimediabilmente sconvolta: non ebbe alcun indennizzo per l'ingiusta accusa, il suo nome rimase, per anni, sinonimo di violentatore e pedofilo ed una sua richiesta di modificarlo venne ignorata dalle autorità.
Dopo un po’ Girolimoni fu scarcerato, ma alla chetichella, lo fecero uscire di galera in punta di piedi: fu scaricato e lasciato per strada.
Non riuscendo più a proseguire il suo lavoro, perse ben presto il suo discreto patrimonio. Cercò di sopravvivere riparando biciclette o facendo il ciabattino nei popolari quartieri di San Lorenzo e Testaccio.
Morì, poverissimo, nel 1961. Ai funerali, celebrati il 26 novembre nella chiesa di San Lorenzo fuori le mura, parteciparono solo pochi amici. Tra questi il commissario Dosi. La salma fu tumulata nel cimitero del Verano a spese del Comune
L’assassino vero rimase nell’ombra. Era un pastore protestante, Ralph Lyonel («R.L.») Brydges, pastore nella Holy Trinity Church di via Romagna a Roma. Morì in un manicomio del Sud Africa. Era una delle tre persone che a Roma riceveva il catalogo in lingua inglese di pubblicazioni religiose. Pare si fosse reso colpevole di violenze e assassini di minori in qualsiasi posto del mondo i suoi superiori lo avessero trasferito.
Sulla vicenda, nel 1972, venne realizzato il film di Damiano Damiani: Girolimoni, il mostro di Roma, interpretato da Nino Manfredi.
Ancora oggi a Roma il nome Girolimoni viene usato come sinonimo di pedofilo tale è stato l'impatto sull'immaginario popolare capitolino.
Le sue vicissitudini giudiziarie sono state riportate all'attenzione del pubblico nel marzo 2009 dalla trasmissione televisiva Chi l'ha visto? che gli ha dedicato un ampio servizio in più di una puntata (l'ultima andata in onda il 1º aprile) e dalla deputata Rita Bernardini (Lista Emma Bonino - PD), che ha paragonato la sua vicenda a quella di due cittadini rumeni accusati di aver stuprato una ragazza nel parco della Caffarella a Roma.
Fonti :
Wikipedia
Civesromanussum


| Condividi News | |
| AddThis: | |
| URL: | |
| BBcode: | |
| HTML: | |
| Facebook Like: |
|







Home
Articoli
Downloads
Informazioni
Utility
















