

mag 25 2008
Ricerca Assintel : Il cybercrime
Pubblicato da :Alex | 395 letture
Sono 18.616 i computer infettati ogni giorno in Europa, con una crescita annua del 23 per cento; il nostro Paese è in quarta posizione, mentre nella classifica europea delle città più colpite dai virus Roma e Milano si collocano rispettivamente al terzo e quarto posto, poco sotto al primato di Madrid.
Questi sono alcuni dei dati emersi durante il convegno "Crimini informatici: dal phishing alla pedopornografia, tutte le insidie per gli utenti di Internet", organizzato da Assintel per aprire un confronto e una riflessione a 360 gradi sul tema, iniziativa che ha coinvolto Guardia di Finanza, Icaa (International crime analysis association), Università di Milano e l'organizzazione Save the Children.
«Le nuove tecnologie e la Web-society - ha osservato Giorgio Rapari, presidente di Assintel - hanno aperto ampi scenari di partecipazione e di condivisione, ma contemporaneamente hanno creato nuove opportunità legate ad attività criminose. Furto di dati informatici, deterioramento dei siti Internet, accesso e sabotaggio delle infrastrutture critiche sono oggi alcuni dei più diffusi crimini informatici e termini come malware, virus e spamming diventano giorno dopo giorno presenze costanti della nostra quotidianità».
A livello di strumenti normativi, l'Italia si è dotata di una legislazione penale sulla criminalità telematica solo a partire dal 1993, con la legge numero 547; nel 2006 è poi arrivata la legge numero 38 con le disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet.
«Ma le caratteristiche globali della Rete - ha affermato il Maggiore Mario Leone Piccinni della Guardia di Finanza - rendono necessari un ammodernamento e un'armonizzazione con le legislazioni internazionali, oltre alla condivisione a livello sovranazionale delle tecniche e degli strumenti investigativi adottati per combattere il cybercrime».
L'elemento caratteristico del fenomeno è la virtualizzazione del rapporto: la relazione non è più direttamente fisica, ma è mediata dallo strumento informatico: si può parlare, secondo Marco Strano, presidente di Icaa, di tecnomediazione.
Fra i crimini informatici più diffusi in Italia, il phishing sta assumendo un'importanza di prim'ordine, collegato com'è a organizzazioni criminose le cui basi più strutturate si trovano in Romania. Il furto di dati sensibili impatta sia sugli utenti di home banking e Poste Italiane sia sui fruitori di e-bay e delle aste online. Il processo si completa con il riciclaggio del denaro sottratto, attraverso l'utilizzo di correntisti italiani che, spesso ignari della criminosità dell'operazione, trasferiscono i fondi all'estero credendo di lavorare lecitamente per società finanziarie.
Ma cybercrime è anche pedopornografia online, come ha testimoniato Cristiana De Paoli di Save the Children. Il primo contatto con il minorenne avviene per il 74,8 per cento dei casi via chat, a seguito del quale si costruisce una relazione virtuale che via via ne cattura la fiducia e diviene "sessualizzata" (grooming), fino ad arrivare, al limite, all'incontro fisico. Ma solo il 16 per cento dei casi è di violenza: nel 50 per cento delle occasioni, invece, la vittima non si considera tale, anzi è consapevole del contenuto sessuale della relazione.
«A questo punto - ha affermato De Paoli - più che di consenso, è opportuno parlare di asimmetria della relazione, da prevenire attraverso il rafforzamento della sfera educativa e del controllo dell'accesso al Web da parte dei genitori, spesso assente. E, purtroppo, l'entità del problema tenderà ad amplificarsi con lo sviluppo del Web 2.0, in cui è prevedibile un aumento esponenziale dell'autoproduzione di pornografia minorile».
Solo per citare qualche cifra fornita dalla Guardia di Finanza, negli ultimi sei anni sono stati identificati e denunciati 3.418 soggetti e sono stati eseguiti 164 arresti. Sono stati rilevati in Italia e oscurati 153 siti pedopornografici e altri 7.114 della stessa natura, i cui server erano collocati all'estero e irraggiungibili dalla Giustizia italiana, sono stati segnalati ai rispettivi organi di Polizia stranieri.
L'accesso alla Rete diventa così l'apice di un problema più ampio: la regolamentazione dell'utilizzo della tecnologia. Che è uno strumento, di per sé, né buono né cattivo.
«In Italia il diritto penale in materia di informatica - ha fatto notare Giovanni Ziccardi, professore associato presso la facoltà di Giurisprudenza all'Università degli Studi di Milano - si è sviluppato con una tendenza tecnofobo-moralista, che spesso non discerne fra lo strumento e il suo utilizzo, fra gravità dei reati e adeguatezza della pena, fra diritto alla libera espressione e alla privacy e tendenza a porre freni e controlli.
Solo per fare un esempio, si è depenalizzato il falso in bilancio, ma si persegue il ragazzino che scarica musica con il peer-to-peer. La caccia alle streghe non serve a nessuno: occorre piuttosto un approccio sereno ed equilibrato, accompagnato da una sensibilizzazione di famiglie e aziende sul tema della sicurezza in tutte le sue forme».
Questi sono alcuni dei dati emersi durante il convegno "Crimini informatici: dal phishing alla pedopornografia, tutte le insidie per gli utenti di Internet", organizzato da Assintel per aprire un confronto e una riflessione a 360 gradi sul tema, iniziativa che ha coinvolto Guardia di Finanza, Icaa (International crime analysis association), Università di Milano e l'organizzazione Save the Children.
«Le nuove tecnologie e la Web-society - ha osservato Giorgio Rapari, presidente di Assintel - hanno aperto ampi scenari di partecipazione e di condivisione, ma contemporaneamente hanno creato nuove opportunità legate ad attività criminose. Furto di dati informatici, deterioramento dei siti Internet, accesso e sabotaggio delle infrastrutture critiche sono oggi alcuni dei più diffusi crimini informatici e termini come malware, virus e spamming diventano giorno dopo giorno presenze costanti della nostra quotidianità».
A livello di strumenti normativi, l'Italia si è dotata di una legislazione penale sulla criminalità telematica solo a partire dal 1993, con la legge numero 547; nel 2006 è poi arrivata la legge numero 38 con le disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet.
«Ma le caratteristiche globali della Rete - ha affermato il Maggiore Mario Leone Piccinni della Guardia di Finanza - rendono necessari un ammodernamento e un'armonizzazione con le legislazioni internazionali, oltre alla condivisione a livello sovranazionale delle tecniche e degli strumenti investigativi adottati per combattere il cybercrime».
L'elemento caratteristico del fenomeno è la virtualizzazione del rapporto: la relazione non è più direttamente fisica, ma è mediata dallo strumento informatico: si può parlare, secondo Marco Strano, presidente di Icaa, di tecnomediazione.
Fra i crimini informatici più diffusi in Italia, il phishing sta assumendo un'importanza di prim'ordine, collegato com'è a organizzazioni criminose le cui basi più strutturate si trovano in Romania. Il furto di dati sensibili impatta sia sugli utenti di home banking e Poste Italiane sia sui fruitori di e-bay e delle aste online. Il processo si completa con il riciclaggio del denaro sottratto, attraverso l'utilizzo di correntisti italiani che, spesso ignari della criminosità dell'operazione, trasferiscono i fondi all'estero credendo di lavorare lecitamente per società finanziarie.
Ma cybercrime è anche pedopornografia online, come ha testimoniato Cristiana De Paoli di Save the Children. Il primo contatto con il minorenne avviene per il 74,8 per cento dei casi via chat, a seguito del quale si costruisce una relazione virtuale che via via ne cattura la fiducia e diviene "sessualizzata" (grooming), fino ad arrivare, al limite, all'incontro fisico. Ma solo il 16 per cento dei casi è di violenza: nel 50 per cento delle occasioni, invece, la vittima non si considera tale, anzi è consapevole del contenuto sessuale della relazione.
«A questo punto - ha affermato De Paoli - più che di consenso, è opportuno parlare di asimmetria della relazione, da prevenire attraverso il rafforzamento della sfera educativa e del controllo dell'accesso al Web da parte dei genitori, spesso assente. E, purtroppo, l'entità del problema tenderà ad amplificarsi con lo sviluppo del Web 2.0, in cui è prevedibile un aumento esponenziale dell'autoproduzione di pornografia minorile».
Solo per citare qualche cifra fornita dalla Guardia di Finanza, negli ultimi sei anni sono stati identificati e denunciati 3.418 soggetti e sono stati eseguiti 164 arresti. Sono stati rilevati in Italia e oscurati 153 siti pedopornografici e altri 7.114 della stessa natura, i cui server erano collocati all'estero e irraggiungibili dalla Giustizia italiana, sono stati segnalati ai rispettivi organi di Polizia stranieri.
L'accesso alla Rete diventa così l'apice di un problema più ampio: la regolamentazione dell'utilizzo della tecnologia. Che è uno strumento, di per sé, né buono né cattivo.
«In Italia il diritto penale in materia di informatica - ha fatto notare Giovanni Ziccardi, professore associato presso la facoltà di Giurisprudenza all'Università degli Studi di Milano - si è sviluppato con una tendenza tecnofobo-moralista, che spesso non discerne fra lo strumento e il suo utilizzo, fra gravità dei reati e adeguatezza della pena, fra diritto alla libera espressione e alla privacy e tendenza a porre freni e controlli.
Solo per fare un esempio, si è depenalizzato il falso in bilancio, ma si persegue il ragazzino che scarica musica con il peer-to-peer. La caccia alle streghe non serve a nessuno: occorre piuttosto un approccio sereno ed equilibrato, accompagnato da una sensibilizzazione di famiglie e aziende sul tema della sicurezza in tutte le sue forme».


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